sabato 28 gennaio 2017

La visita materna (doppia versione)

[VERSIONE DELLA MADRE]
Sebbene gli stati uniti non siano mai stati una meta che mi abbia mai interessato, le circostanze della vita a volte ti portano in luoghi impensati.
Cosi, a Dicembre mi son ritrovata in un aereo: destinazione WASHINGTON. L’obiettivo principale era quello di rincontrarmi coi miei figli e con Luca (soprattutto Luca). Cosa dire… e’ stata una gioia immensa. Appena arrivata non c’e’ stato molto tempo per pensare a niente, perche’ i festeggiamenti per il primo compleanno di luca erano da li’ a due giorni… quindi c’era da aiutare ad organizzare il tutto! La festa e’ stata nel play room dell’edificio dove vivono, un posto meraviglioso con tutto il necessario per fare una festa (e che loro non pagano in quanto parte dei ‘benefit’ del condominio). Quel giorno ho conosciuto gran parte degli amici dei ragazzi. Per la maggior parte donne italiane sposate con americani che, o lavorano per il governo o sono militari (esercito o marina). Gente molto divertente e molto affettuosa.
Ho anche iniziato a conoscere Annapolis, una piccola cittadina, tipicamente Americana, con le sue case di legno nel centro storico, dipinte tutte di colori diversi, molto carine e caratteristiche. Anche la sua strada principale, che arriva fino al porto, pieno di ristorantini che offrono ogni tipo di cibo.
La citta’ mi e’ piaciuta molto, soprattutto la sua gente. Me l’aveva detto Eze.. che e’ facile incrociare gente per strada che senza conoscerti ti da il buon giorno o la buona sera. Il 24 dicembre, tutti quanti ti dicevano “Merry Christmas!!” E se cammini, come me, con un bambino… si fermano a guardarlo e a farti i complimenti: “Che bello”, “Che occhioni!” (nota di Eze: vd. post “Babysochiut”). Sono molto premurosi coi bambini.. e la nonna… contentissima!
Durante il mio viaggio ho avuto l’opportunita’ di vedere come socializzano sti americani. Normalmente fanno una riunione in una casa, e ognuno porta qualcosa da mangiare e bere (n.d.E: trattasi di un evento chiamato “Potluck”). La cosa piu’ strana, dal mio punto di vista da italo-argentina, e’ che alla fine di tutto, ognuno si porta il proprio piatto con gli avanzi. Nessuno spreco. Fantastici.
Essendo arrivata a Natale, le case, le strade, tutto era vestito a festa. Pieno di luci e colori, quindi forse ho visto la miglior faccia di tutto. Lasciamo perdere proprio la giornata del natale… che abbiamo passato in casa dopo un attacco virale famigliare.
Tra Natale e capo d’anno, finalmente siamo riusciti a fare un po’ di turismo. La prima citta’ visitata e’ stata Washington. Ci vorrebbe un post a se, perche’ anche se abbiamo visto le cose piu importanti (il Campidoglio, il monumento di Washington, di Lincoln, etc…) che si vedono da sempre nei film americani, vederli dal vivo e’ stato come essere dentro ad un film. E qui devo fare una parentesi. Se ricordo e ricordero’ qualcosa di quella giornata, e’ stata la breve visita al monumento ai caduti in Vietnam. Genete, quel monumento era all’aria aperta, di fianco a migliaia di altri monumenti, e al momento ci saranno state 100? Persone davanti a quelle lastre di marmo piene di nomi. Ma era come essere in chiesa. Solo il rumore dei passi, e si avvertiva il senso di rispetto? Dolore? Non lo so. So solo che sono uscita da li con il cuore appesantito e la pelle d’oca.
Ho conosciuto anche Baltimora, bellissima citta con un percorso stupendo che circonda tutta la baia. Mi ha fatto ricordare molto a Puerto Madero a Buenos Aires, con i “taxi d’acqua” che ti portano da una parte all’altra del porto. Ma soprattutto di Baltimore ricordero’ il posto dove abbiamo pranzato, dato che ho bevuto la birra piu buona della mia vita!!!
Il giorno di capo d’anno e’ stato spettacolare. L’abbiamo passato in ottima compagnia… ci saranno state 40 persone in una casa, tutta gente simpatica, molto divertente. E’ stato un bellissimo inizio dell’anno.
Insomma, di tutto questo viaggio quello che mi porto a casa, e penso sia la cosa piu importante, e’ di aver potuto condividere coi ragazzi queste festivita’. Di essere riuscita a stare li per accompagnarli, e aver potuto di godermi Luca… soprattutto.


[VERSIONE DEL FIGLIO]
E' un pezzo che dovevo scrivere. L'intenzione era quella di scrivere un post raccontando l'esperienza  americana di mia mamma. Avevo quasi incominciato a scrivere, e poi é successo il fattaccio. Sul fattaccio scrivero' dopo.. appena mi passa un attimo. Al momento riuscire a scrivere solo una serie di improperi incomprensibili. Tranquilli, niente di grave veramente.. roba di lavoro che però mi ha tenuto sulle spine per 15 giorni, raggiungendo picchi di 21 ore ininterrotte di lavoro, per l'immensa gioia della Vale. Ma il fattaccio merita un post a parte.

Ho deciso, senza la carica emotiva di prima, per fortuna, di raccontare la visita di mia mamma in america, durante il periodo delle feste di natale. Non ho volgia di fare un racconto fedele ne tanto meno sforzarmi a raccontare con ordine cronologico degli eventi. Insomma, so prima di partire a scrivere che farò un pasticcio. Sta volta, mi spiace per te caro lettore, scriverò per me e per chi mi ha generato, anche se cercherò di spiegare il contesto. Ma questo sará uno di quei rari momenti in cui i figli riescono a scrivere le parole che non possono - per propri limiti - esprimere a parole.

Chi conosce la mia storia sa quanto questi ultimi anni abbiano mutato un rapporto all'apparenza ideale tra madre e figlio. Non credo che ci siano state colpe. La vita e le scelte (fatte da me, sia chiaro) hanno avuto delle conseguenze. Ero in un periodo dove dovevo ricostruire tutto. E la strada trovata da me é stata quella di un cambiamento radicale dalle fondamenta, senza compromessi. Costi quel che costi. E il prezzo pagato é stato caro. Non é che s'impara a comunicare un cambiamento cosí enorme in modo sereno. Si vomita addosso la propria cruda veritá e sta all'altro farsene una ragione. Si fa quel s'ha da fare.

Filosofia spiccia a parte, diciamo che negli ultimi anni, ho allontanato da me cose che prima erano la colonna portante della mia vita. Ne avevo bisogno.

E ha funzionato. Per me.

In questa vacanza con mia mamma ho, per la prima volta in anni, sentito qualcosa di vecchio e nuovo allo stesso momento. Ho (ri)visto una mamma, una nonna, una suocera, un'alleata, e una persona con tutti i suoi pregi e difetti, e ho sentito... trasporto. Vedere mio figlio giocare con la propria nonna e piangere dal ridere é stato qualcosa di unico. Cosi come veder mia moglie allearsi contro di me con la propria suocera. E tornare a dire "notte mamma". Sono state 3 settimane di benessere. Non perfette. Anzi, lontane dall'esserlo. E forse soprattutto per quello, bellissime. Un viaggio con poco turismo e molta vita quotidiana. Siamo riusciti a fargli vedere come davvero viviamo qui. Lei ha visto con i propri occhi il perché la frase "beati voi che siete in america" (come se qui fosse tutto facile e bello) ci fa proprio incazzare. Siamo riusciti a farle vedere cosa é un potluck, una festa di natale all'americana maniera, una gita a 3 supermercati per fare una spesa che in italia fai solo in un posto, quanto sia difficile fare le cose piu di base come comprare una fottutissima lampadina per lo stop della macchina, quanto sia bella la citta dove viviamo, quanto siano diversi gli americani, quelli veri, dell'idea del yankee che ci facciamo in argentina, e tante altre cose.
Vederla a bocca aperta visitare i luoghi che ha sempre visto nelle serie americane a Washington non ha avuto prezzo. Vederla mangiare cibo spazzatura, bacon e uova strapazzate neanche. Finalmente!

Ho ritrovato la mamma che c'è sempre stata, ma che non ero ancora pronto a vedere. Sono fortunato ad averlo potuto fare e ad averla ancora qui (lí) per farle leggere queste parole. L'amore delle mamme si da spesso per scontato. Ma so che anche quello ha i suoi lati di fatica e tanto autocontrollo.

Per queste 3 settimane, vieja, semplicemente grazie da noi 3. Il natale senza di te sarebbe stato una tragedia. Peccato che papa non sia riuscito a venire. Ma si sa, che il mondo ideale non esiste. Eccome se lo sappiamo tutti noi. Ti voglio bene. Anche se non te lo dico abbastanza spesso.


giovedì 22 dicembre 2016

Stronzi patentati

Ho spesso scritto di come le cose in America funzionino in confronto con l’Italia. Spesse volte meglio, nella stragrande maggioranza dei casi semplicemente in modo diverso, poche volte peggio. In rapporto percentuale oserei dire 30:60:10.
Oggi voglio concentrarmi su un unico esempio dentro quei 10 dove, seppur inefficiente, la burocrazia italiana spacca letteralmente il c**o a quella americana.
Parliamo di MVA, la locale versione della motorizzazione. Se avete visto Zootopia, avete capito dove vado a parare. Ma credetemi: gli autori del cartone non potevano fare una rappresentazione piu vera di quella.  E vi diro’ di piu, ci sono andati anche leggeri. Impiegati ignoranti come delle capre, burocrati completamente decerebrati, con una voglia di lavorare pari a quella che hai tu quando devi alzarti al mattino una domenica piovosa e fredda.
Fatto sta’ che come tutti gli stranieri (tranne i piu civili francesi e tedeschi che hanno stipulato degli accordi bilaterali quindi si vedono bellamente scambiare una patente per un'altra, stile figurine panini) la trafila per ottenere la patente me la son dovuta sorbire pure io. Quindi mi e’ toccato, udite udite, affrontare il mio terzo esame per la patente. Peso di detenere un record, dovrei scrivere a quelli del Guinness dei primati per la categoria “pirla che hanno fatto piu esami della patente al mondo”. Ho fatto esami in argentina, in italia e in USA. Forse e’ meglio se chiamo a quelli DELLA Guinness, invece, cosi’ almeno non me la prendo cosi tanto.
Allora l’odissea per il piccolo straniero inizia con la richiesta di un’appuntamento. Per capire cosa serve e quando portare tutti i documenti necessari (sono un bel po’) ci vuole un esperto. O molta pazienza per districarsi tra tutte le opzioni possibili e immaginabili. Ma diciamo che alla fine uno (su mille) ce la fa. Prende il suo appuntamento (il n.1) e tutto speranzoso si presenta all’orario dell’appuntamento. Lasciamo perdere le 2 ore di attesa per essere serviti. Parliamo invece del fatto che quella documentazione dice che uno deve fare un corso di 3 ore (dove essenzialmente ti insegnano che non devi bere ne drogarti se poi guidi, perche’ fa male). Ma non dice che devi PRIMA fare l’esame e POI presentarti con i documenti.  Quindi viaggio n.1 a vuoto. Allora di corsa, vai e fai il corso (che fortunatamente si puo fare online). Ma l’esame lo devi fare di persona, quindi guida per 40 minuti a fare sto esame. Paga i 40$, fai l’esame (in 5 minuti) e riguida a casa per altri 40 minuti. E prendi un altro appuntamento con l’MVA (in n.2). Arrivi, aspetti, stranamente poco, e ti trovi una impiegata.. che dico impiegata, una impegnata nel rompere i maroni. Probabilmente la suddetta impegnata era all’apice di una sindrome premestruale mostruosa, era stata appena insultata da un italoargentino, oppure qualcuno con delle sopracciglia esagerate le aveva dato della mignotta. Altrimenti non si spiega. La tizia e' andata documento per documento, intenta a cercare ogni singolo appiglio per dire che qualcosa non andava bene, che non era sufficiente, che non si leggeva. Ha addirittura letto il contratto di affitto e controllato che ci fossero tutte le firme! Dopo un ora di battaglia, con evidente dispiacere e sconforto, si e’ dovuta arrendere al fatto che i documenti andavano bene. Mi e' sembrato di avvertire la versione americana di un "eccheccazzo" mugugnato tra dente e dente. Comunque, un ora dopo, ero catapultato con un paio di abbai verso la zona per fare l’esame teorico, quello vero. 
Finito in 10 minuti, avevo finalmente il visto buono per fare l’esame di guida. E ho pensato. Dai, 2/3 fatta, ci siamo quasi. Illuso.
L’appuntamento n.3 e’ stato quello per fare l’esame di guida. Rinviato perche’ nel contratto di affitto della macchina c’era il nome della vale. E devono avere il mio nome su.
L’appuntamento n.4 e’ andato anche peggio. Arrivo con la mia macchina affittata a mio nome, quindi penso: adesso ci siamo. E invece no. Negato l’accesso perche’ senza assicurazione. Ovviamente l’assicurazione c’era perche’ e’ una fottuta macchina affittata, ma non c’era scritto su che l’assicurazione copriva tutti i passeggeri. Alla domanda “allora che tipo di assicurazione devo fare per fare l’esame” mi viene detto “non so, ma li non c’e’”. Giuro. Mi ha risposto cosi. Per non farmi arrestare subito, ho ingoiato il rospo senza manco un vaffanculassorrata sussurrato e sono tornato a casa. Allora passo al livello successivo. Ahhhh non vuoi la macchina affittata? Allora ne compro una. Presa la macchina e l’appuntamento n.5, arrivo dicendo adesso si si. Non puoi non farmi fare l’esame. E invece… niente, si ritorna a casa perche’ non hanno registrato l’appuntamento. Anche se l’appuntamento l’ho preso davanti al tizio, siccome non c’era niente sul suo registro, non c’era appuntamento. Quindi niente esame.
Appuntamento n.6 rinviato per motivi lavorativi.
Appuntamento n.7, mi presento con piu documenti degli avvocati di Sollecito al processo di appello. Ero un armadietto di documenti con zampe. Porto copia scritta di appuntamento, copia e stracopia di assicurazione e libretto di circolazione, atto di propieta e bolla papale firmata dagli ultimi 3 papi. Si, Wojtyla si e’ alzato dalla tomba impietosito dalla situazione e c’ha pizzato una firma anche lui.  Nel momento di consegnare, PANICO. Vedo che nell’atto di proprieta temporaneo dice che la macchina e’ verde… la mia e’ bianca. Penso: tutto e’ perduto e vado all’appuntamento n.8… e invece…. Nessuno dice niente e mi mandando a fare la coda per fare l’esame.
Aspetto, aspetto, aspetto 2 ore… e finalmente arriva il mio turno. Ancora il terrore quando l’esaminatrice prende tutti i miei documenti , e mi dice: “aspetti un momentl”. E se ne va dentro a uno stanzino.  … i minuti passano…. E io attendo nervoso. Dopo 20 minuti (giuro) la tizia esce e mi dice: “andiamo”. “E andiamo” dico io.
L’esame pensavo fosse piu semplice, a dire il vero. Non che sia difficile, ma comunque mentre guidi ti chiede qual’e’ la velocita’ massima (appena passi il cartello che a indica), cosa significano i cartelli, devi ovviamente rispettare tutto e tutti, insomma… non e’ una cazzatina buttata li. Neanche l’esame piu difficile del mondo, intendiamoci.
Ero nervoso, lo ammetto. Dopo 7 tentativi falliti non potevo continuare ad andare avanti indietro dalla motorizzazione. La vale gia pensava che erano scuse per incontrarmi con un’amante, il capo pensava che uscivo a farmi i cazzi miei, insomma… la gente iniziava a pensare che fosse tutto una montantura. Perche’ non si puo’ essere cosi’ stronzi. Oppure si.

Comunque la mia patente l’ho ottenuta. Ma l’odissea non e’ finita.

Questa settimana tocca alla Vale…. the show is on again!



venerdì 9 dicembre 2016

PIU PILU PER TUTTI

Eccomi finalmente a dare il mio contributo di sommo spessore al blog...tutti si aspetteranno un post intenso, pieno di profondi sentimenti e profonde emozioni a fronte di questi primi 2 mesi e mezzo passati qua su suolo ammmerigano...e invece no!!! Vi risparmio menate mentali e paturnie varie che già ci affliggono quotidianamente e ho deciso di dare il mio contributo parlandovi di una cosa di cui Eze mai avrebbe comunque scritto: La ceretta in America.
Dunque, premessa, io sono sempre stata ceretta addicted e da 20 anni vado dalla simpatica Signora Irene (che pur avendo mille milioni di anni, ha la pelle più bella e curata della mia) e dalle sue ragazze: Graziella, Alessia e Luisella....che saluto molto caramente, per altro...
Sono sempre stata soddisfattissima dei risultati ottenuti e odio tutto ciò che non è ceretta, perché io c'ho il pelo complesso.
Arrivata qua ho chiesto subito alle italiane di zona un consiglio in merito alla famosa wax (ceretta in inglese per gli 'gnurant come me) e tutte mi hanno detto "ma ‪sei‬ matta? Costa un botto? Io me la faccio a casa. Io ho il silkepil. Io me la faccio da sola. Io uso la lametta"... insomma, non mi sono state di grande aiuto, ma non potevo scoraggiarmi così e allora ho deciso di prenotarne una nel fantastico centro Aveda esattamente sotto casa (almeno non dovevo prendere su la macchina e potevo scendere in tuta)...ok, prenoto gamba intera e bikini...mah, deduco sia inguine e mi metto il cuore in pace...
Arriva il giorno tanto atteso, entro nel fantastico salone, metto subito in chiaro che non parlo una fava di inglese così non devo fare conversation e loro mi chiedono se voglio un the o un caffè e mi danno un questionario... un questionario?!? Mi domando...e per cosa?!? Boh la tipa capisce il mio stupore e mi dice solo di firmare in basso...morale, chissà che cacchio ho firmato!
Arriva la donzella incaricata di farmi sta wax e scatta la prima figura di m**** perché mi porta in una stanza con musica, candele, lettino enorme e riscaldato e io dico "ah ma no, io ho prenotato una ceretta, non un massaggio " e la mia amica Carrie (in realtà non credo si chiami così, ma fa molto "Sex and the City" quindi le lasciamo Carrie) mi sorride e placidamente mi dice "lo so, lo so, questo è per la ceretta", probabilmente pensando che vivo nel Burundi...e io che pensavo alla mia Graziella della Signora Irene e alle sue cabine retró anni '80...ahahahahahaha...
Perfetto, salgo sul lettino e inizia l'operazione di disboscamento...dunque, non per fare i soliti paragoni, ma memore di Graziella, della sua rapidità (35 min gamba intera e inguine) e del suo non star tanto lì a guardà er capello, mi trovo davanti una che ad ogni strappo mi disinfetta la gamba e soffia sulla cera...ci ha impiegato più di un'ora per le gambe e per l'inguine!!! Oh bello eh il lettino riscaldato, ma se ci diamo una mossa magari è meglio...per altro risultato per le gambe: discreto, ma per l'inguine NON CI SIAMO PROPRIO!!! Mmmmmvabehhhh....dopo un'ora vado a pagare, e udite udite, le italiane c'avevano proprio ragione!!!! Notare che in Italia un prezzo medio per gambe e inguine è circa 40€ (io pago meno, ma lasciamo stare) e qua ho speso la bellezza di 99$ (con sconto)!!!!NOVANTANOVE DOLLARI?!?!? Ma sono pazzi?!? Per altro per un risultato non soddisfacente...
Prima di pagare la tipa della cassa mi chiede se voglio una busta e io penso "sto paese di spreconi, ti vogliono mettere la ricevuta in una busta...machemenefaccio?!?"...così le rispondo di no e me ne vado...non sapendo, ovviamente, che si era appena consumata la seconda figura di m****...
Il giorno dopo, parlando con Rita, la mia mitica vicina californiana che parla benissimo l'Italiano, e memore di un post che avevo letto on line (ah a proposito, grazie ancora Giulia), mi si insinua il dubbio di aver cazzato qualcosa al momento di pagare per la mia costosissima ceretta: quella famosa busta che mi avevano chiesto se volevo, era per la mancia che qui, ovviamente, danno anche nei saloni estetici a parrucchieri, estetiste, massaggiatrici...aaaaazzzz, ottimo Vale, avran pensato "ma guarda te sta italiana morta di fame che manco lascia la mancia"....mmmmm che palle sta storia della tip, così con la vicina ritorno al salone scusandomi della mia mancanza (e dentro di me pensavo: MA QUALE MANCANZA!!!!! HO SPESO 100 $ PER UNA CERETTA FATTA COL C*** E TI DEVO PURE LASCIARE LA MANCIA?!? Mmmmmmm....) e lasciando una mini mancia alla mia amica Carrie (che poi ho scoperto chiamarsi Kira).
Morale della storia:
1) la mia mitica Graziella qua diventerebbe milionaria per come fa la ceretta lei, anzi, un appello alla signora Irene ad aprire una filiale di "Estetica Barabaschi" qua ad Annapolis che gli facciamo vedere noi a sti ammmerigani come si strappano i peli.
2) mio malgrado e per evitare di andare in bancarotta, ho comprato l'ultimo modello di Silkepil sul mio mitico ‪Amazon.com‬ e vediamo come andrà...ma prometto che sta volta il post post-silkepil (scusate il giro di parole) ve lo risparmio....e come direbbe il buon vecchio Antonio Albanese: PIU' PILU PER TUTTI!!!