giovedì 22 dicembre 2016

Stronzi patentati

Ho spesso scritto di come le cose in America funzionino in confronto con l’Italia. Spesse volte meglio, nella stragrande maggioranza dei casi semplicemente in modo diverso, poche volte peggio. In rapporto percentuale oserei dire 30:60:10.
Oggi voglio concentrarmi su un unico esempio dentro quei 10 dove, seppur inefficiente, la burocrazia italiana spacca letteralmente il c**o a quella americana.
Parliamo di MVA, la locale versione della motorizzazione. Se avete visto Zootopia, avete capito dove vado a parare. Ma credetemi: gli autori del cartone non potevano fare una rappresentazione piu vera di quella.  E vi diro’ di piu, ci sono andati anche leggeri. Impiegati ignoranti come delle capre, burocrati completamente decerebrati, con una voglia di lavorare pari a quella che hai tu quando devi alzarti al mattino una domenica piovosa e fredda.
Fatto sta’ che come tutti gli stranieri (tranne i piu civili francesi e tedeschi che hanno stipulato degli accordi bilaterali quindi si vedono bellamente scambiare una patente per un'altra, stile figurine panini) la trafila per ottenere la patente me la son dovuta sorbire pure io. Quindi mi e’ toccato, udite udite, affrontare il mio terzo esame per la patente. Peso di detenere un record, dovrei scrivere a quelli del Guinness dei primati per la categoria “pirla che hanno fatto piu esami della patente al mondo”. Ho fatto esami in argentina, in italia e in USA. Forse e’ meglio se chiamo a quelli DELLA Guinness, invece, cosi’ almeno non me la prendo cosi tanto.
Allora l’odissea per il piccolo straniero inizia con la richiesta di un’appuntamento. Per capire cosa serve e quando portare tutti i documenti necessari (sono un bel po’) ci vuole un esperto. O molta pazienza per districarsi tra tutte le opzioni possibili e immaginabili. Ma diciamo che alla fine uno (su mille) ce la fa. Prende il suo appuntamento (il n.1) e tutto speranzoso si presenta all’orario dell’appuntamento. Lasciamo perdere le 2 ore di attesa per essere serviti. Parliamo invece del fatto che quella documentazione dice che uno deve fare un corso di 3 ore (dove essenzialmente ti insegnano che non devi bere ne drogarti se poi guidi, perche’ fa male). Ma non dice che devi PRIMA fare l’esame e POI presentarti con i documenti.  Quindi viaggio n.1 a vuoto. Allora di corsa, vai e fai il corso (che fortunatamente si puo fare online). Ma l’esame lo devi fare di persona, quindi guida per 40 minuti a fare sto esame. Paga i 40$, fai l’esame (in 5 minuti) e riguida a casa per altri 40 minuti. E prendi un altro appuntamento con l’MVA (in n.2). Arrivi, aspetti, stranamente poco, e ti trovi una impiegata.. che dico impiegata, una impegnata nel rompere i maroni. Probabilmente la suddetta impegnata era all’apice di una sindrome premestruale mostruosa, era stata appena insultata da un italoargentino, oppure qualcuno con delle sopracciglia esagerate le aveva dato della mignotta. Altrimenti non si spiega. La tizia e' andata documento per documento, intenta a cercare ogni singolo appiglio per dire che qualcosa non andava bene, che non era sufficiente, che non si leggeva. Ha addirittura letto il contratto di affitto e controllato che ci fossero tutte le firme! Dopo un ora di battaglia, con evidente dispiacere e sconforto, si e’ dovuta arrendere al fatto che i documenti andavano bene. Mi e' sembrato di avvertire la versione americana di un "eccheccazzo" mugugnato tra dente e dente. Comunque, un ora dopo, ero catapultato con un paio di abbai verso la zona per fare l’esame teorico, quello vero. 
Finito in 10 minuti, avevo finalmente il visto buono per fare l’esame di guida. E ho pensato. Dai, 2/3 fatta, ci siamo quasi. Illuso.
L’appuntamento n.3 e’ stato quello per fare l’esame di guida. Rinviato perche’ nel contratto di affitto della macchina c’era il nome della vale. E devono avere il mio nome su.
L’appuntamento n.4 e’ andato anche peggio. Arrivo con la mia macchina affittata a mio nome, quindi penso: adesso ci siamo. E invece no. Negato l’accesso perche’ senza assicurazione. Ovviamente l’assicurazione c’era perche’ e’ una fottuta macchina affittata, ma non c’era scritto su che l’assicurazione copriva tutti i passeggeri. Alla domanda “allora che tipo di assicurazione devo fare per fare l’esame” mi viene detto “non so, ma li non c’e’”. Giuro. Mi ha risposto cosi. Per non farmi arrestare subito, ho ingoiato il rospo senza manco un vaffanculassorrata sussurrato e sono tornato a casa. Allora passo al livello successivo. Ahhhh non vuoi la macchina affittata? Allora ne compro una. Presa la macchina e l’appuntamento n.5, arrivo dicendo adesso si si. Non puoi non farmi fare l’esame. E invece… niente, si ritorna a casa perche’ non hanno registrato l’appuntamento. Anche se l’appuntamento l’ho preso davanti al tizio, siccome non c’era niente sul suo registro, non c’era appuntamento. Quindi niente esame.
Appuntamento n.6 rinviato per motivi lavorativi.
Appuntamento n.7, mi presento con piu documenti degli avvocati di Sollecito al processo di appello. Ero un armadietto di documenti con zampe. Porto copia scritta di appuntamento, copia e stracopia di assicurazione e libretto di circolazione, atto di propieta e bolla papale firmata dagli ultimi 3 papi. Si, Wojtyla si e’ alzato dalla tomba impietosito dalla situazione e c’ha pizzato una firma anche lui.  Nel momento di consegnare, PANICO. Vedo che nell’atto di proprieta temporaneo dice che la macchina e’ verde… la mia e’ bianca. Penso: tutto e’ perduto e vado all’appuntamento n.8… e invece…. Nessuno dice niente e mi mandando a fare la coda per fare l’esame.
Aspetto, aspetto, aspetto 2 ore… e finalmente arriva il mio turno. Ancora il terrore quando l’esaminatrice prende tutti i miei documenti , e mi dice: “aspetti un momentl”. E se ne va dentro a uno stanzino.  … i minuti passano…. E io attendo nervoso. Dopo 20 minuti (giuro) la tizia esce e mi dice: “andiamo”. “E andiamo” dico io.
L’esame pensavo fosse piu semplice, a dire il vero. Non che sia difficile, ma comunque mentre guidi ti chiede qual’e’ la velocita’ massima (appena passi il cartello che a indica), cosa significano i cartelli, devi ovviamente rispettare tutto e tutti, insomma… non e’ una cazzatina buttata li. Neanche l’esame piu difficile del mondo, intendiamoci.
Ero nervoso, lo ammetto. Dopo 7 tentativi falliti non potevo continuare ad andare avanti indietro dalla motorizzazione. La vale gia pensava che erano scuse per incontrarmi con un’amante, il capo pensava che uscivo a farmi i cazzi miei, insomma… la gente iniziava a pensare che fosse tutto una montantura. Perche’ non si puo’ essere cosi’ stronzi. Oppure si.

Comunque la mia patente l’ho ottenuta. Ma l’odissea non e’ finita.

Questa settimana tocca alla Vale…. the show is on again!



venerdì 9 dicembre 2016

PIU PILU PER TUTTI

Eccomi finalmente a dare il mio contributo di sommo spessore al blog...tutti si aspetteranno un post intenso, pieno di profondi sentimenti e profonde emozioni a fronte di questi primi 2 mesi e mezzo passati qua su suolo ammmerigano...e invece no!!! Vi risparmio menate mentali e paturnie varie che già ci affliggono quotidianamente e ho deciso di dare il mio contributo parlandovi di una cosa di cui Eze mai avrebbe comunque scritto: La ceretta in America.
Dunque, premessa, io sono sempre stata ceretta addicted e da 20 anni vado dalla simpatica Signora Irene (che pur avendo mille milioni di anni, ha la pelle più bella e curata della mia) e dalle sue ragazze: Graziella, Alessia e Luisella....che saluto molto caramente, per altro...
Sono sempre stata soddisfattissima dei risultati ottenuti e odio tutto ciò che non è ceretta, perché io c'ho il pelo complesso.
Arrivata qua ho chiesto subito alle italiane di zona un consiglio in merito alla famosa wax (ceretta in inglese per gli 'gnurant come me) e tutte mi hanno detto "ma ‪sei‬ matta? Costa un botto? Io me la faccio a casa. Io ho il silkepil. Io me la faccio da sola. Io uso la lametta"... insomma, non mi sono state di grande aiuto, ma non potevo scoraggiarmi così e allora ho deciso di prenotarne una nel fantastico centro Aveda esattamente sotto casa (almeno non dovevo prendere su la macchina e potevo scendere in tuta)...ok, prenoto gamba intera e bikini...mah, deduco sia inguine e mi metto il cuore in pace...
Arriva il giorno tanto atteso, entro nel fantastico salone, metto subito in chiaro che non parlo una fava di inglese così non devo fare conversation e loro mi chiedono se voglio un the o un caffè e mi danno un questionario... un questionario?!? Mi domando...e per cosa?!? Boh la tipa capisce il mio stupore e mi dice solo di firmare in basso...morale, chissà che cacchio ho firmato!
Arriva la donzella incaricata di farmi sta wax e scatta la prima figura di m**** perché mi porta in una stanza con musica, candele, lettino enorme e riscaldato e io dico "ah ma no, io ho prenotato una ceretta, non un massaggio " e la mia amica Carrie (in realtà non credo si chiami così, ma fa molto "Sex and the City" quindi le lasciamo Carrie) mi sorride e placidamente mi dice "lo so, lo so, questo è per la ceretta", probabilmente pensando che vivo nel Burundi...e io che pensavo alla mia Graziella della Signora Irene e alle sue cabine retró anni '80...ahahahahahaha...
Perfetto, salgo sul lettino e inizia l'operazione di disboscamento...dunque, non per fare i soliti paragoni, ma memore di Graziella, della sua rapidità (35 min gamba intera e inguine) e del suo non star tanto lì a guardà er capello, mi trovo davanti una che ad ogni strappo mi disinfetta la gamba e soffia sulla cera...ci ha impiegato più di un'ora per le gambe e per l'inguine!!! Oh bello eh il lettino riscaldato, ma se ci diamo una mossa magari è meglio...per altro risultato per le gambe: discreto, ma per l'inguine NON CI SIAMO PROPRIO!!! Mmmmmvabehhhh....dopo un'ora vado a pagare, e udite udite, le italiane c'avevano proprio ragione!!!! Notare che in Italia un prezzo medio per gambe e inguine è circa 40€ (io pago meno, ma lasciamo stare) e qua ho speso la bellezza di 99$ (con sconto)!!!!NOVANTANOVE DOLLARI?!?!? Ma sono pazzi?!? Per altro per un risultato non soddisfacente...
Prima di pagare la tipa della cassa mi chiede se voglio una busta e io penso "sto paese di spreconi, ti vogliono mettere la ricevuta in una busta...machemenefaccio?!?"...così le rispondo di no e me ne vado...non sapendo, ovviamente, che si era appena consumata la seconda figura di m****...
Il giorno dopo, parlando con Rita, la mia mitica vicina californiana che parla benissimo l'Italiano, e memore di un post che avevo letto on line (ah a proposito, grazie ancora Giulia), mi si insinua il dubbio di aver cazzato qualcosa al momento di pagare per la mia costosissima ceretta: quella famosa busta che mi avevano chiesto se volevo, era per la mancia che qui, ovviamente, danno anche nei saloni estetici a parrucchieri, estetiste, massaggiatrici...aaaaazzzz, ottimo Vale, avran pensato "ma guarda te sta italiana morta di fame che manco lascia la mancia"....mmmmm che palle sta storia della tip, così con la vicina ritorno al salone scusandomi della mia mancanza (e dentro di me pensavo: MA QUALE MANCANZA!!!!! HO SPESO 100 $ PER UNA CERETTA FATTA COL C*** E TI DEVO PURE LASCIARE LA MANCIA?!? Mmmmmmm....) e lasciando una mini mancia alla mia amica Carrie (che poi ho scoperto chiamarsi Kira).
Morale della storia:
1) la mia mitica Graziella qua diventerebbe milionaria per come fa la ceretta lei, anzi, un appello alla signora Irene ad aprire una filiale di "Estetica Barabaschi" qua ad Annapolis che gli facciamo vedere noi a sti ammmerigani come si strappano i peli.
2) mio malgrado e per evitare di andare in bancarotta, ho comprato l'ultimo modello di Silkepil sul mio mitico ‪Amazon.com‬ e vediamo come andrà...ma prometto che sta volta il post post-silkepil (scusate il giro di parole) ve lo risparmio....e come direbbe il buon vecchio Antonio Albanese: PIU' PILU PER TUTTI!!!


venerdì 18 novembre 2016

In Trump we (don't) trust

Mi ci e’ voluto del tempo. Scusate se e’ un po che non scrivo ma la vittoria di Trump mi ha lasciato senza parole. Letteralmente. Perche’ non e’ giusto, venire dall’altra parte del mondo e trovarsi la versione 5.0, migliorata, aggiornata e con il bonus-track del Berlusca. Ehhhcheccazzz, non e’ giusto.
L’ultimo mese negli USA, come giusto che sia, non si parlava d’altro, ma tutti mantenevano la calma, dato che i sondaggi davano si una gara testa a testa, ma per il complicato sistema elettorale americano, la vittoria della Clinton era piuttosto assicurata. Pensate che questi occhi di questa faccia alle 3 del pomeriggio del giorno delle elezioni hanno visto il Washingtong Post dichiarare che la probabilita’ di vittoria di Clinton e Trump era del 87 e 13%, rispettivamente. Voi direte, beh, 13% non e’ zero, e avreste ragione. Ma se io, che mi occupo di previsioni, facessi una previsione a cazzo 87 volte su 100, mi darebbero il benservito forse in qualche minuto.
La giornata delle elezioni qua si e’ vissuta con un clima strano. Forse perche’ noi siamo abituati al paese che si ferma quei giorni, forse perche’ noi facciamo tutto cio’ di domenica, o forse perche’ qua iniziano a votare qualche settimana prima dell’election day, non lo so. Fatto sta che qua quel giorno si e’ andato regolarmente al lavoro. E alle 5 tutti a casa davanti alla tv. Io per l’occasione mi ero messo i miei pantaloni di Batman, le mie calze antiscivolo a stelle e strisce (regalo della vale) e aperto una Budwiser targata “America”. Mi mancavano gli spari in aria e la musica country (nonche’ la camicia a quadrettoni)… per completare il quadro dello sfigato dell’anno.




Le prime proiezioni davano comunque Clinton avanti, ma dopo un paio d’ore si capiva che qualcosa non andava. La faccia dei giornalisti diceva molto di piu di quello che le parole trasmettevano. Li vedevi frastornati, agitati, e soprattutto sbalorditi. Perche’ chi si aspettava una Clinton vincente (e qua in Maryland, uno stato democratico, tutti piu o meno si aspettavano quello), di certo non si aspettava che questa serata prendesse una brutta piega gia’ da subito. La Florida era diventata sempre piu rossa (il colore dei Repubblicani di Trump), e altri insospettabili stati dati per sicuri alla Clinton traballavano prima e poi diventavano rossi… uno dietro l’altro. Un massacro. Io ho tenuto alta la speranza finche’ ho visto cadere la Pensilvania che significava la condanna a morte per la voglia presidenziale della Clinton. A quel punto ho spento la tv e sono andato a letto, non senza una bestemmia bella e buona tra i denti.
Il giorno dopo dovevate vedere la gente. Almeno i miei colleghi. Sembrava che li avessero preso a pugni. C’era un’aria densissima, dei musi luuunghi e nessuno parlava dell’argomento. Un collega ha riassunto il tutto con un “we’re fucked”, che in italiano si traduce “siamo fottuti” ma non rende l’idea di quanto sia forte come affermazione.
In questi giorni stiamo gia’ iniziando a sentire discorsi noti… conflitto d’interesse, cause in corso,  accuse ai giornalisti, minacce. Per noi niente di nuovo, ma gli americani sono orrorizzati. Diciamo che le sue scelte iniziali non promettono bene, visto che ha scelto come principale consigliere l’editore di un giornale apertamente razzista, antisemita e sessista.
Il tutto non promette benissimo, ma vedremo. Io mi auguro solo che il sistema americano non permetta a Trump fare quel che vuole come ha fatto il Berlusca. E poi… aspettiamo e vedremo.

Di sicuro il premio al miglior commento post-elettorale se lo porta questo qua (autore ignoto, ma vorrei stringergli la mano). Perche' se c'e' qualcosa che il ventennio Berlusconiano ci ha insegnato e' che tanto vale ridere della disgrazia:




venerdì 4 novembre 2016

Halloween

Come descrivere come si vive Halloween qui. Direi che la miglior definizione che mi viene in mente e’ che Halloween e’ la versione pagana del Natale. Anzi, vista l’enorme diversita’ di religioni (noi abbiamo 4 chiese di diverse religioni nel raggio di 200mt da casa nostra), m’immagino il Natale come una festa un po’ meno per tutti gli americani.
Le analogie sono tante, pero’. In sostanza un mesetto prima del 31 di Ottobre qui tutti i supermercati iniziano a vendere le tonnellate di dolci, i mille abiti, ecc ecc. E inizi a vedere qualche settimana prima anche le case addobbate. Ma roba seria. Dovreste vederle, perche’ le foto non rendono onore alla produzione di alcune case. Una roba pazzesca. Non solo zucche, ma ragnatele, ragni giganti, tombe, mostri appesi, o seduti su sedie dondolanti, rumori inquietanti che si attivano al passaggio della gente, luci di ogni tipo… Come sempre sti qua quando fanno le cose, le fanno in grande.
Noi attendavamo questa data con trepidazione. Abbiamo seguito al dettaglio tutte le loro tradizioni. Settimane prima siamo andati ad un “Pumpkin patch” a scegliere la nostra zucca di halloween. Eccola.


Anche se di solito quelli che prendono ste zuccone hanno le case da esporle all’esterno e viviamo in un appartamento, dove tra l’altro e’ vietato mettere roba fuori la porta, non ci siamo fatti intimidire dai dettagli e l’abbiamo comprata lo stesso. Anzi l’abbiamo messa subito davanti alla porta (da dentro). Il giorno prima (domenica) l’abbiamo svuotata e le abbiamo fatto il classico disegno di zucca da halloween. Tutto in 20 min perche’ ci eravamo dimenticati di farlo e Luca doveva andare a dormire da li a poco… dai, alla fine non e’ cosi’ difficile da fare.  Eccolaqua.

 

Abbiamo preso i costumi per tutti e 3, perche’ un Halloween che si rispetti non puo’ prescindere dai costumi. Io ho preso quello di una zanzara (il perche’ e’ troppo lunga da raccontare), la vale da strega (mai costume fu cosi’ azzeccato J ) e Luca da zucchetta da Halloween. Abbiamo anche, ovviamente, comprato mille quintali di dolcetti per il dolcetto o scherzetto, e ci siamo prenotati per la festa condominiale di halloween. Eravamo pronti e coi motori accesi.
La nostra prima esperienza e’ stata una festa in maschera il sabato prima di Halloween in casa di una ragazza italiana che aveva invitato altre 40 persone. Tutti travestiti, ognuno portava un qualcosa da mangiare o da bere che come unico requisito era che doveva chiamarsi con un nome ‘spooky’. E quindi ci siamo trovati con piatti del tipo “l’autopsia” (un piatto rettangolare con le costolette di maiale disposte a cassa toracica e le salsiccette a mo’ di budella), il “vomito di zombie” (una specie di insalata russa, forse con qualche goccia di ketchup un po’ perche all’americano medio dispiace cucinare senza ketchup, un po’ perche’ rendeva il tutto con un colore un po’ piu simile al vomito) oppure i nostri “Boo-iscuits” (biscotti fatti in casa a forma di fantasmini e pipistrelli coperti con glassa bianca e disegnati egregiamente sopra dalla vale con della matita alimentare nera).

 

Serata molto bellina, tutta gente simpatica e gradevole. Vi dico solo che i padroni di casa erano vestiti da Kal Drogo e Khaleesi (per i non seguaci di “Game of Thrones”, una coppia di protagonisti.. beh, il povero Kal Drogo ha fatto una brutta fine al primo libro…) e avevano un cagnone gigante che davvero si chiama Spartacus, che per l’occasione era diventato il metalupo di John Snow “Ghost”.


Il giorno del grande evento, il 31 di Ottobre, e’ stato… come definirlo… interessante. In ufficio siamo andati tutti travestiti e la segretaria aveva addobbato tutto l’ufficio da halloween. Abbiamo fatto una piccola festicciola (e’ stato interessante parlare di lavoro col capo travestito da scienziato pazzo…) con tanto di giochi di societa’. Questa era la porta del mio ufficio, ad esempio... 


Dopo il lavoro, tutto emozionato, sono corso a casa per la festa di Halloween del condominio… ma ecco li ad attendermi la vera delusione della giornata. Tutti i piani che avevamo, sono andati a rotoli. Luca, che aveva avuto il pediatra al mattino per il controllo trimestrale, poraccio, si e’ dovuto subire un esercito di vaccini. Per fortuna il ragazzo e’ piuttosto robusto e non si e’ ammalato, ma ha dormito per 3 ore filate al pomeriggio. Non che ci si lamenti del bambino che dorme per cosi tanto tempo (non sia mai e poi mai!!) ma la festa di Halloween del condominio ce la siamo giocata. Rimaneva comunque il trick or treat! Eravamo pronti, vestiti e con la ciotola piena di caramelle. L’ infarto era assicurato per ogni marmocchio che avesse osato bussare alla nostra porta. Peccato che abbiano davvero osato solo un paio di bimbi … ‘na tristezza. Almeno abbiamo avuto la soddisfazione di dare a sti due fortunati esserini un quintale di caramelle (per la gioia della madre che sotto il sorriso finto aveva la perfetta rappresentazione all’inglese dell’italica espressione: limortaccivostra!!). Ovviamente abbiamo finta di non capire l’espressione per mancanza di educazione anglofona e abbiamo dato libero sfogo al nostro elargire dolciario minorile.
Anche se siamo rimasti con la voglia di farne tanti, almeno possiamo affermare di aver fatto ufficialmente il trick or treat, the original. E la cosa migliore: il quintale di dolci che sono avanzati… ce li pappiamo noi!!!


Happy halloween a noi!!!

mercoledì 26 ottobre 2016

Preconcetti

In America, ti scordi dei biscotti per fare colazione, dicevano. Introvabili. 
In America, ti scordi di mangiare decente italiano, dicevano. Immangiabile. 
In America, quando arrivi nessuno ti fa credito, dicevano. Impossibile. 
Queste sono solo alcune delle cose che sia gli italiani in Italia, sia quelli che vivono qua ci avevano messo in testa. In effetti, il 90% di cio’ che ci avevano detto era vero, ma comunque sorprende sempre come le esperienze personali diventino facilmente sentenze generali.
Oggi siamo andati a vedere se potevamo prendere una macchina. Usata ovviamente. Il piano era: se riusciamo a farci fare credito (cosa che pensavamo impresa impossibile), prendiamo una macchina bella, cosi’ a breve prendiamo la seconda macchina “da spender poco” per far si che la Vale si possa muovere in citta’. Altrimenti, facevamo il contrario.
Il mio capo era riuscito, anni fa, a comprare la sua macchina a credito anche senza il necessario “credit record”. Sostanzialmente qui funziona al contrario che in Italia. In Italia ti segnalano solo quando fai qualcosa di sbagliato (non paghi i debiti, sei insolvente, ecc). Qua invece ti devi guadagnare “punti” di credito. Il fatto e’ che entrare nel sistema e’ difficile: per dimostrare di essere buon pagatore, devi prima avere del credito.. ma se nessuno ti fa credito se non hai prima dimostrato di essere un buon pagatore! 
A meno che…. il tuo capo non conosca un tizio che conosce un tizio che conosce un tizio. All'italiana maniera. E guarda a caso, il tizio in questione si chiama Sonny. Sembra un film del padrino, lo so. Coincidenza? Mahhh...
Comunque questo Sonny e’ un americanone stazza XXL che parla con una patata (dolce) in bocca. Bocca che usa come un mitra, dato che spara 400 parole al secondo. Il risultato e' che A) la vale ha capito il 4% di quello che mi ha detto; B) io ho capito il 20% di quello che mi ha detto; C) comunque sia e’ riuscito a venderci una macchina (ben per lui) e noi ad ottenere un credito (ben per noi). Come dire, quando c'e' necessita' da ambo i lati, possiamo essere di due mondi diversi ma ci si riesce a capire. Visto il nome, meglio che paghiamo le rate della macchina, altrimenti mi sa che ci ritroviamo qualche visita inaspettata sotto casa, o qualche ossa rotta…

La macchina non ce l'abbiamo ancora, e per scaramanzia non diro’ neanche il perche’. Sappiate solo che e’ la classica macchina da americanone, con un motore a 3lt V6 (3 volte quello della mia ex-polo), e che se mi ci si mette un carroarmato davanti, me la gioco quasi alla pari. Se non l’ho presa ancora piu grossa, e’ perche’ la Vale si e’ messa di traverso, la guastafeste! 

PS: i biscotti per la colazione li troviamo. Non saranno del mulino bianco, ma quello ci serve per scusa per prenderci tonnelate di pan au chocolat. La mozzarella ed il prosciutto crudo americani sono accettabili, e se proprio uno e’ in astinenza, si trova il prosciutto di parma citterio a 6$ la vaschetta. Un furto, ma quando l’astinenza attacca, non c’e’ domanda-offerta che regga. Ieri ci siamo fatti delle piadineS (chiamate cosi perche siccome le piadine non esistono abbiamo usato le tapas messicane), con mozzarella e crudo citterio. Come dire. Di necessita’ virtu’. Lo dice anche il mio amico Sonny.





martedì 18 ottobre 2016

Gibbs, dove sei??

Ho sempre sentito la solita cantilena dall’opinionista di turno. L’ho sentita da psicologi, da politologi, da pirlologi e da proctologi. “Troppa televisione fa male”. Io ho da sempre guardato tanta televisione. Mi diverte e mi rilassa. Perche’ non un bel libro direte voi? Una padella di fatti vostri?, chiederei io. No, a parte gli scherzi, considero entrambi come due tipi diversi di piacere, per due momenti diversi. Un po’ come un bicchiere di vino e uno shot di tequila. Come al solito sto divagando, ma il concetto e’ che ho sempre guardato tanta televisione e non mi sembra di essere diventato un mostro. Forse rincoglionito, quello si, ma un mostro non mi pare. Piu che la troppa televisione, magari e’ la troppa poca educazione che crea dei danni.
Comunque, chiunque abbia guardato un sufficiente numero di telefilm americani, sa che la parola agente sommata a federale sommata ad indagine sommata a criminale, vuol dire Hazzi amari. Ebbene, avere a che fare direttamente con un investigatore federale, che lavora ad un caso che potenzialmente potrebbe diventare un indagine criminale, non e’ che per uno come me sia una cosa da tutti giorni. Quando ho sentito dire tutte questi paroloni in un’unica frase, nel mio cervello sono scattati una serie di allarmi che quasi aspettavo che da un momento all’altro arrivasse l’ effbiai con armi spianate a buttare giu’ la porta dell’ufficio. Per fortuna, anche se non posso parlare del caso per espressa richiesta del suddetto agente (tra l’altro dal cognome identico a quello di un famoso agente di un film di fantascienza della pillolablupillolarossa), il tutto non ha a che fare con me ne tanto meno con la mia azienda. Quindi tranquilli che non dovrei finire al fresco (a breve). Credo.

Comunque sia, il mio secondo nome dovrebbe essere Fortunello. Primo mese al lavoro e gia’ immischiato in un indagine federale. 

Devo dire che sono rimasto sorpreso dalla gentilezza e preparazione dell’agente. Questo sapeva di roba tecnica, chiedeva domande precise, e senza troppi giri di parole pretendeva ricevere informazioni e dati. E con pretendeva, intendo un modo molto gentile di indicare una minaccia non troppo velata di citazione davanti ad un giudice federale. Una cosa che qui si chiama subpoena che dev’essere piuttosto seria perche quando pronunci quella parola ai locali  vedi quasi drizzarsi i peli dietro la schiena (e probabilmente altre parti del corpo).
Comunque sia, dopo aver parlato con le alte sfere e con l’avvocato una trentina di volte, si e’ deciso di accogliere in toto la richiesta dell’amico fritz prima di ricevere questa temutissima subpoena. La mail l’ho dovuta mandare io ovviamente, il fortunello. 
Vediamo come va. Per adesso ho ricevuto solo una email di risposta con scritto: grazie le faremo sapere. Un ‘non si allontani dallo stato del maryland finche’ l’indagine e’ in corso’ sarebbe stata piu stilosa. E piu vicina al mio immaginario di indagine federale. Poi, a pensarci meglio, visto che qui stiamo parlando di animali, magari l’agente della pillolarossapillolablu e’ un topo di laboratorio che conta meno di zero. Ma la cosa non combacerebbe con quello che ho imparato nei telefilm, e quindi no, non e’ possibile. La tv dice SEMPRE la verita’.




Forse e’ ora di ammetterlo. I psicologi, i politologi, i pirlologi e i proctologi avevano ragione.

giovedì 6 ottobre 2016

beibisochiut

Non mi era mai successo prima. Di arrivare in un aeroporto e non avere la piu’ pallida idea di dove sono. Questo la dice lunga di cosa sono stati questi primi giorni con tutta la famiglia a bordo. 

Molti dettagli sono piuttosto difficili e personali. Soprattutto la parte degli addii.
Il viaggio in se e’ stato piuttosto buono, considerando la situazione. Luca si e’ comportato benissimo, ha dormito meta’ delle 8 ore di volo, e quando era sveglio era in generale di buon umore. Le hostess passavano ogni 4 minuti e sostanzialmente l’hanno ribattezzato. Continuavano a dirgli “sochiut” (this baby is sooooo cute), tant’e’ che quando sentiva la parola “sochiut” si girava e sorrideva a caso, il paraculo. Quindi l'abbiamo ribattezzato "beibisochiut". Comunque sia, forse eravamo noi piu scioccati di lui dall’esperienza. E’ stato durante l’arrivo negli USA che ha iniziato a sbarellare. La coda alla dogana e’ stata lunghissima e lui giustamente e’ sclerato. Di brutto. Il doganiere che ci ha “accolto”, sempre con la loro solita gentilezza al vetriolo, ci ha fatto un po’ penare - niente di grave, ma siamo stati li per buoni 5 minuti - ma alla fine, siamo passati indenni. Luca a quel punto era diventato satana. Ingestibile. Usciti dall’aeroporto si e’ calmato all’improvviso. E nell’autobus che ci portava al car rental, abbiamo avuto il primo assaggio di quel tipo di America che ogni tanto si legge sui giornali. Appena saliti Luca, gia’ calmo, inizia a proferire i soliti sorrisi da paraculo a tutti. Soprattutto ad una signora texana con la quale iniziamo a parlare, le raccontiamo che quel giorno era il nostro primo giorno da “americani”, che ci stavamo trasferendo. Oltre a mettersi a gridare: “ Welcome to Americaaaa!!!”, ci hanno fatto mille mila complimenti per la bella famiglia che eravamo e per Luca (“sochiut” anche qui), ci hanno raccontato la rava e la fava del Texas e ci hanno detto che stavano festeggiando il loro 35mo anniversario di matrimonio. E, appena scesi dall’autobus, ci hanno dato 2 dollari (uno da lui e uno da lei) a mo’ di portaforutna da mettere come primi soldini nel primo conto in banca che avremmo aperto per Luca. Giuro. Con la Vale siamo rimasti a bocca aperta. Non e’ una cosa dell’altro mondo, ma il gesto ci ha lasciato di stucco.
Per fortuna la macchina da papponi che avevo affittato prima di partire, era pronta al nostro arrivo. Effettivamente avevo un tantino esagerato. Per darvi un’idea della stazza, da casa in Italia siamo partiti in 2 macchine perche’ portavamo 3 valigie, 2 trolley, un passeggino, una borsa cambio del bambino oversize e un paio di zaini strapieni. Non c’era modo ci stesse tutto in una macchina. In quella macchina c’e’ stato tutto nel solo baule. Nel sedile di dietro ci stavano 50 Luca comodi comodi, e quando parlavi sentivi quasi l’eco. Luca, entrando gia’ nel mood da vero pappone ammerigano, ha assunto la sua posizione di battaglia ed e’ crollato prima di uscire dal parcheggio.

L’arrivo a casa e’ stato abbastanza buono. A parte il fatto che Luca, come un cane, ha subito marcato territorio vomitando mezza cena sulla moquette, per il resto direi che e’ andata bene. Ha quasi dormito bene, peccato per il raffreddore e la tosse che si portava dietro dall’Italia. Altrimenti, secondo me, la notte se la faceva tutta. I primi due giorni, uno era domenica, e il lunedi’ io non sono andato a lavorare, quindi sono andati abbastanza bene, a parte il fatto dell’inevitabile sclero del piccolo a causa jet lag e malessere generale.
Spero la Vale se la senta e abbia il tempo di scrivere la sua versione di questa prima settimana dell’orrore per lei. Non sto qua a menarla tanto, per lei non e’ stata facile affatto. Luca malaticcio, poco collaborativo e soprattutto non dormiva bene la notte, pioggia non-stop per 5 giorni, la casa sottosopra… sommato all’ovvio shock da trasferimento, immancabile saudade, e altri sfortunati eventi. E giusto come ciliegina sulla torta, io che da li a qualche giorno sarei partito per lavoro lasciandoli da soli x 3 giorni. Lei e’ una tosta e ha retto il colpo in qualche modo, ma non senza tanto tanto tanto sforzo. Quindi, a tutti voi che state leggendo questo post, vi chiedo di lasciare sotto un commento di incoraggiamento e complimenti alla Vale, l’amazzone di Annapolis.

E, niente, la prima settimana e’ passata tra mille spese per la casa, altri ordini di Amazon, piu ordini di Amazon, ancora ordini di Amazon, mettere a posto la casa, pulizia e l’imprevisto del caso. Visto che lunedi’ mi e’ arrivato il Social Security Number, da martedi avevamo stipendio, assicurazione medica, e tutti gli annessi e connessi. E probabilmente Luca ha pensato. Se l’abbiamo sta assicurazione, perche’ non usarla? E ha ben pensato di procurarsi una bella infezione all’udito. Direi che come prima prova del sistema di assicurazione medica: buona la prima. Chiamato una clinica privata sabato mattina alle 8.15, Luca visitato da un’infermiera e un dottore alle 9.45. Pazzesco. Questo si e’ preso tutto il tempo di spiegarci cosa aveva, con tanto di immagini dal suo computer, e di tranquillizarci dicendoci che non c’era niente che potevamo fare. Ci ha dato la medicina, le indicazioni del caso e bon. Spesa 0. 
Non voglio entrare nel caso della “giustezza” sociale o meno di questo sistema. So che chi non e’ fortunato come noi, non ha manco la meta’, che dico la meta’, non ha proprio nessuna attenzione. Voglio solo dire che facendo il mio lavoro, che non e’ nient’altro di quello che facevo in Italia, qua abbiamo accesso a un livello di attenzione e cura mai visto prima. Ci saranno sicuramente dei problemi che non sto vedendo ma, come dicevo sopra, buona la prima. Vediamo la seconda… Risultato finale: in soli 2 giorni, Luca ha avuto un miglioramento evidente. Grazie Siur Flemming.

Domenica ho fatto la borsa alle 11 di sera. E alle 11 di mattina del lunedi’ ero in aeroporto a Baltimora. Lasciato la macchina in un parcheggio qualunque (perche’ ovviamente mi ero scordato di prenotare), fatto il controllo sicurezza, e preso il mio volo. Durante il volo non solo ho avuto una supermega donnona oversize seduta di fianco (ancora adesso mi fa tanta specie vederne cosi tanti in giro), ma ho anche visto una cosa mai vista prima. Probabilemente ne fanno di peggio, le hostess, ma non avevo mai visto una fare 50 flessioni nel corridoio. Giuro. Ne ho le prove!  Siccome e’ il mese per la ricerca sul cancro al seno, ha promesso che se raccoglieva 110 dollari (eravamo 110 passeggeri) avrebbe fatto 50 flessioni davanti a tutti. Ne abbiamo raccolto piu di 300… e quindi ha pagato pegno. L’aereo contava le flessioni come allo stadio. Paese bizzarro.




Appena atterrato, mi sono accorto di non sapere dove fossi. Mi ha fatto molta specie. Non mi era mai capitato non sapere in che posto del mondo sono (e non essere minimamente preoccupato, tra l’altro). Ma l’aeroporto era GIGANTE. Pensate che per arrivare dalla porta 22 (arrivo) alla porta 43 (partenza) ci ho impiegato 20 minuti a piedi, andando velocino. C’e’ addirittura un treno elettrico che corre in sopraelevata lungo tutta la zona di partenza per farti arrivare alle porte piu velocemente, giusto per darvi un’idea. Pazzesco. Cmq sono arrivato davanti al gate e sono partito subito, destinazione Madison. Si, quella dei ponti (meravigliosa, tra l’altro). 

Ah! L’aeroporto ignoto? Ero a Detroit!


PS: Al rientro dovevo fare Madison - Minneapolis - Baltimora. L’aereo di Minneapolis si e’ rotto (il cesso - non e’ stata colpa mia, lo ccccciuro), quindi mi hanno riprotetto sul volo a Detroit (e adesso sapevo dove andavo) e da li a Baltimora. Arrivato a Detroit tutto bene. Salito sull’aereo a Baltimora, stiamo per entrare in pista e si rompe il motore (meglio prima che dopo!). Rientriamo al gate. Aspettiamo 20 min per capire se e’ qualcosa di risolvibile, ma no, motore proprio rotto, quindi chiedono un aereo. Usciamo dall’aereo rotto, aspettiamo altri 20 min, arriva l’aereo nuovo e caricano tutto su, bagagli, cibo, benzina. Ci imbarcano, atto secondo. 5 minuti dopo aver finito l’imbarco ci danno l’ordine di sbarcare tutti perche’ non avevano fatto il controllo sicurezza prima del volo. Quindi tutti giu, altri 20 min di attesa e di nuovo imbarcati, atto terzo. Vi sto scrivendo dall’aereo, ore 23.50, sperando prima o poi di arriviare sano e salvo, almeno a Baltimora, e poi guidare senza problemi fino ad Annapolis. Con un ritardo di sole 4 ore rispetto all’orario originale di arrivo. Non e’ la prima volta che ho ritardi e rotture di voli. Saranno fighi quanto vuoi sti americani  e i loro aeroporti ma, per adesso, o io sono particolarmente sfigato o i loro aerei si rompono molto piu’ spesso dei nostri! 
PS2: Orario di arrivo a casa: 1.10 am.