venerdì 18 novembre 2016

In Trump we (don't) trust

Mi ci e’ voluto del tempo. Scusate se e’ un po che non scrivo ma la vittoria di Trump mi ha lasciato senza parole. Letteralmente. Perche’ non e’ giusto, venire dall’altra parte del mondo e trovarsi la versione 5.0, migliorata, aggiornata e con il bonus-track del Berlusca. Ehhhcheccazzz, non e’ giusto.
L’ultimo mese negli USA, come giusto che sia, non si parlava d’altro, ma tutti mantenevano la calma, dato che i sondaggi davano si una gara testa a testa, ma per il complicato sistema elettorale americano, la vittoria della Clinton era piuttosto assicurata. Pensate che questi occhi di questa faccia alle 3 del pomeriggio del giorno delle elezioni hanno visto il Washingtong Post dichiarare che la probabilita’ di vittoria di Clinton e Trump era del 87 e 13%, rispettivamente. Voi direte, beh, 13% non e’ zero, e avreste ragione. Ma se io, che mi occupo di previsioni, facessi una previsione a cazzo 87 volte su 100, mi darebbero il benservito forse in qualche minuto.
La giornata delle elezioni qua si e’ vissuta con un clima strano. Forse perche’ noi siamo abituati al paese che si ferma quei giorni, forse perche’ noi facciamo tutto cio’ di domenica, o forse perche’ qua iniziano a votare qualche settimana prima dell’election day, non lo so. Fatto sta che qua quel giorno si e’ andato regolarmente al lavoro. E alle 5 tutti a casa davanti alla tv. Io per l’occasione mi ero messo i miei pantaloni di Batman, le mie calze antiscivolo a stelle e strisce (regalo della vale) e aperto una Budwiser targata “America”. Mi mancavano gli spari in aria e la musica country (nonche’ la camicia a quadrettoni)… per completare il quadro dello sfigato dell’anno.




Le prime proiezioni davano comunque Clinton avanti, ma dopo un paio d’ore si capiva che qualcosa non andava. La faccia dei giornalisti diceva molto di piu di quello che le parole trasmettevano. Li vedevi frastornati, agitati, e soprattutto sbalorditi. Perche’ chi si aspettava una Clinton vincente (e qua in Maryland, uno stato democratico, tutti piu o meno si aspettavano quello), di certo non si aspettava che questa serata prendesse una brutta piega gia’ da subito. La Florida era diventata sempre piu rossa (il colore dei Repubblicani di Trump), e altri insospettabili stati dati per sicuri alla Clinton traballavano prima e poi diventavano rossi… uno dietro l’altro. Un massacro. Io ho tenuto alta la speranza finche’ ho visto cadere la Pensilvania che significava la condanna a morte per la voglia presidenziale della Clinton. A quel punto ho spento la tv e sono andato a letto, non senza una bestemmia bella e buona tra i denti.
Il giorno dopo dovevate vedere la gente. Almeno i miei colleghi. Sembrava che li avessero preso a pugni. C’era un’aria densissima, dei musi luuunghi e nessuno parlava dell’argomento. Un collega ha riassunto il tutto con un “we’re fucked”, che in italiano si traduce “siamo fottuti” ma non rende l’idea di quanto sia forte come affermazione.
In questi giorni stiamo gia’ iniziando a sentire discorsi noti… conflitto d’interesse, cause in corso,  accuse ai giornalisti, minacce. Per noi niente di nuovo, ma gli americani sono orrorizzati. Diciamo che le sue scelte iniziali non promettono bene, visto che ha scelto come principale consigliere l’editore di un giornale apertamente razzista, antisemita e sessista.
Il tutto non promette benissimo, ma vedremo. Io mi auguro solo che il sistema americano non permetta a Trump fare quel che vuole come ha fatto il Berlusca. E poi… aspettiamo e vedremo.

Di sicuro il premio al miglior commento post-elettorale se lo porta questo qua (autore ignoto, ma vorrei stringergli la mano). Perche' se c'e' qualcosa che il ventennio Berlusconiano ci ha insegnato e' che tanto vale ridere della disgrazia:




1 commento:

  1. Ho ricevuto la foto del post da Vale prima di andare a letto, e non riuscivo a prendere sonno perché continuavo a ridere da sola!!! Baciiiiii

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