mercoledì 26 ottobre 2016

Preconcetti

In America, ti scordi dei biscotti per fare colazione, dicevano. Introvabili. 
In America, ti scordi di mangiare decente italiano, dicevano. Immangiabile. 
In America, quando arrivi nessuno ti fa credito, dicevano. Impossibile. 
Queste sono solo alcune delle cose che sia gli italiani in Italia, sia quelli che vivono qua ci avevano messo in testa. In effetti, il 90% di cio’ che ci avevano detto era vero, ma comunque sorprende sempre come le esperienze personali diventino facilmente sentenze generali.
Oggi siamo andati a vedere se potevamo prendere una macchina. Usata ovviamente. Il piano era: se riusciamo a farci fare credito (cosa che pensavamo impresa impossibile), prendiamo una macchina bella, cosi’ a breve prendiamo la seconda macchina “da spender poco” per far si che la Vale si possa muovere in citta’. Altrimenti, facevamo il contrario.
Il mio capo era riuscito, anni fa, a comprare la sua macchina a credito anche senza il necessario “credit record”. Sostanzialmente qui funziona al contrario che in Italia. In Italia ti segnalano solo quando fai qualcosa di sbagliato (non paghi i debiti, sei insolvente, ecc). Qua invece ti devi guadagnare “punti” di credito. Il fatto e’ che entrare nel sistema e’ difficile: per dimostrare di essere buon pagatore, devi prima avere del credito.. ma se nessuno ti fa credito se non hai prima dimostrato di essere un buon pagatore! 
A meno che…. il tuo capo non conosca un tizio che conosce un tizio che conosce un tizio. All'italiana maniera. E guarda a caso, il tizio in questione si chiama Sonny. Sembra un film del padrino, lo so. Coincidenza? Mahhh...
Comunque questo Sonny e’ un americanone stazza XXL che parla con una patata (dolce) in bocca. Bocca che usa come un mitra, dato che spara 400 parole al secondo. Il risultato e' che A) la vale ha capito il 4% di quello che mi ha detto; B) io ho capito il 20% di quello che mi ha detto; C) comunque sia e’ riuscito a venderci una macchina (ben per lui) e noi ad ottenere un credito (ben per noi). Come dire, quando c'e' necessita' da ambo i lati, possiamo essere di due mondi diversi ma ci si riesce a capire. Visto il nome, meglio che paghiamo le rate della macchina, altrimenti mi sa che ci ritroviamo qualche visita inaspettata sotto casa, o qualche ossa rotta…

La macchina non ce l'abbiamo ancora, e per scaramanzia non diro’ neanche il perche’. Sappiate solo che e’ la classica macchina da americanone, con un motore a 3lt V6 (3 volte quello della mia ex-polo), e che se mi ci si mette un carroarmato davanti, me la gioco quasi alla pari. Se non l’ho presa ancora piu grossa, e’ perche’ la Vale si e’ messa di traverso, la guastafeste! 

PS: i biscotti per la colazione li troviamo. Non saranno del mulino bianco, ma quello ci serve per scusa per prenderci tonnelate di pan au chocolat. La mozzarella ed il prosciutto crudo americani sono accettabili, e se proprio uno e’ in astinenza, si trova il prosciutto di parma citterio a 6$ la vaschetta. Un furto, ma quando l’astinenza attacca, non c’e’ domanda-offerta che regga. Ieri ci siamo fatti delle piadineS (chiamate cosi perche siccome le piadine non esistono abbiamo usato le tapas messicane), con mozzarella e crudo citterio. Come dire. Di necessita’ virtu’. Lo dice anche il mio amico Sonny.





martedì 18 ottobre 2016

Gibbs, dove sei??

Ho sempre sentito la solita cantilena dall’opinionista di turno. L’ho sentita da psicologi, da politologi, da pirlologi e da proctologi. “Troppa televisione fa male”. Io ho da sempre guardato tanta televisione. Mi diverte e mi rilassa. Perche’ non un bel libro direte voi? Una padella di fatti vostri?, chiederei io. No, a parte gli scherzi, considero entrambi come due tipi diversi di piacere, per due momenti diversi. Un po’ come un bicchiere di vino e uno shot di tequila. Come al solito sto divagando, ma il concetto e’ che ho sempre guardato tanta televisione e non mi sembra di essere diventato un mostro. Forse rincoglionito, quello si, ma un mostro non mi pare. Piu che la troppa televisione, magari e’ la troppa poca educazione che crea dei danni.
Comunque, chiunque abbia guardato un sufficiente numero di telefilm americani, sa che la parola agente sommata a federale sommata ad indagine sommata a criminale, vuol dire Hazzi amari. Ebbene, avere a che fare direttamente con un investigatore federale, che lavora ad un caso che potenzialmente potrebbe diventare un indagine criminale, non e’ che per uno come me sia una cosa da tutti giorni. Quando ho sentito dire tutte questi paroloni in un’unica frase, nel mio cervello sono scattati una serie di allarmi che quasi aspettavo che da un momento all’altro arrivasse l’ effbiai con armi spianate a buttare giu’ la porta dell’ufficio. Per fortuna, anche se non posso parlare del caso per espressa richiesta del suddetto agente (tra l’altro dal cognome identico a quello di un famoso agente di un film di fantascienza della pillolablupillolarossa), il tutto non ha a che fare con me ne tanto meno con la mia azienda. Quindi tranquilli che non dovrei finire al fresco (a breve). Credo.

Comunque sia, il mio secondo nome dovrebbe essere Fortunello. Primo mese al lavoro e gia’ immischiato in un indagine federale. 

Devo dire che sono rimasto sorpreso dalla gentilezza e preparazione dell’agente. Questo sapeva di roba tecnica, chiedeva domande precise, e senza troppi giri di parole pretendeva ricevere informazioni e dati. E con pretendeva, intendo un modo molto gentile di indicare una minaccia non troppo velata di citazione davanti ad un giudice federale. Una cosa che qui si chiama subpoena che dev’essere piuttosto seria perche quando pronunci quella parola ai locali  vedi quasi drizzarsi i peli dietro la schiena (e probabilmente altre parti del corpo).
Comunque sia, dopo aver parlato con le alte sfere e con l’avvocato una trentina di volte, si e’ deciso di accogliere in toto la richiesta dell’amico fritz prima di ricevere questa temutissima subpoena. La mail l’ho dovuta mandare io ovviamente, il fortunello. 
Vediamo come va. Per adesso ho ricevuto solo una email di risposta con scritto: grazie le faremo sapere. Un ‘non si allontani dallo stato del maryland finche’ l’indagine e’ in corso’ sarebbe stata piu stilosa. E piu vicina al mio immaginario di indagine federale. Poi, a pensarci meglio, visto che qui stiamo parlando di animali, magari l’agente della pillolarossapillolablu e’ un topo di laboratorio che conta meno di zero. Ma la cosa non combacerebbe con quello che ho imparato nei telefilm, e quindi no, non e’ possibile. La tv dice SEMPRE la verita’.




Forse e’ ora di ammetterlo. I psicologi, i politologi, i pirlologi e i proctologi avevano ragione.

giovedì 6 ottobre 2016

beibisochiut

Non mi era mai successo prima. Di arrivare in un aeroporto e non avere la piu’ pallida idea di dove sono. Questo la dice lunga di cosa sono stati questi primi giorni con tutta la famiglia a bordo. 

Molti dettagli sono piuttosto difficili e personali. Soprattutto la parte degli addii.
Il viaggio in se e’ stato piuttosto buono, considerando la situazione. Luca si e’ comportato benissimo, ha dormito meta’ delle 8 ore di volo, e quando era sveglio era in generale di buon umore. Le hostess passavano ogni 4 minuti e sostanzialmente l’hanno ribattezzato. Continuavano a dirgli “sochiut” (this baby is sooooo cute), tant’e’ che quando sentiva la parola “sochiut” si girava e sorrideva a caso, il paraculo. Quindi l'abbiamo ribattezzato "beibisochiut". Comunque sia, forse eravamo noi piu scioccati di lui dall’esperienza. E’ stato durante l’arrivo negli USA che ha iniziato a sbarellare. La coda alla dogana e’ stata lunghissima e lui giustamente e’ sclerato. Di brutto. Il doganiere che ci ha “accolto”, sempre con la loro solita gentilezza al vetriolo, ci ha fatto un po’ penare - niente di grave, ma siamo stati li per buoni 5 minuti - ma alla fine, siamo passati indenni. Luca a quel punto era diventato satana. Ingestibile. Usciti dall’aeroporto si e’ calmato all’improvviso. E nell’autobus che ci portava al car rental, abbiamo avuto il primo assaggio di quel tipo di America che ogni tanto si legge sui giornali. Appena saliti Luca, gia’ calmo, inizia a proferire i soliti sorrisi da paraculo a tutti. Soprattutto ad una signora texana con la quale iniziamo a parlare, le raccontiamo che quel giorno era il nostro primo giorno da “americani”, che ci stavamo trasferendo. Oltre a mettersi a gridare: “ Welcome to Americaaaa!!!”, ci hanno fatto mille mila complimenti per la bella famiglia che eravamo e per Luca (“sochiut” anche qui), ci hanno raccontato la rava e la fava del Texas e ci hanno detto che stavano festeggiando il loro 35mo anniversario di matrimonio. E, appena scesi dall’autobus, ci hanno dato 2 dollari (uno da lui e uno da lei) a mo’ di portaforutna da mettere come primi soldini nel primo conto in banca che avremmo aperto per Luca. Giuro. Con la Vale siamo rimasti a bocca aperta. Non e’ una cosa dell’altro mondo, ma il gesto ci ha lasciato di stucco.
Per fortuna la macchina da papponi che avevo affittato prima di partire, era pronta al nostro arrivo. Effettivamente avevo un tantino esagerato. Per darvi un’idea della stazza, da casa in Italia siamo partiti in 2 macchine perche’ portavamo 3 valigie, 2 trolley, un passeggino, una borsa cambio del bambino oversize e un paio di zaini strapieni. Non c’era modo ci stesse tutto in una macchina. In quella macchina c’e’ stato tutto nel solo baule. Nel sedile di dietro ci stavano 50 Luca comodi comodi, e quando parlavi sentivi quasi l’eco. Luca, entrando gia’ nel mood da vero pappone ammerigano, ha assunto la sua posizione di battaglia ed e’ crollato prima di uscire dal parcheggio.

L’arrivo a casa e’ stato abbastanza buono. A parte il fatto che Luca, come un cane, ha subito marcato territorio vomitando mezza cena sulla moquette, per il resto direi che e’ andata bene. Ha quasi dormito bene, peccato per il raffreddore e la tosse che si portava dietro dall’Italia. Altrimenti, secondo me, la notte se la faceva tutta. I primi due giorni, uno era domenica, e il lunedi’ io non sono andato a lavorare, quindi sono andati abbastanza bene, a parte il fatto dell’inevitabile sclero del piccolo a causa jet lag e malessere generale.
Spero la Vale se la senta e abbia il tempo di scrivere la sua versione di questa prima settimana dell’orrore per lei. Non sto qua a menarla tanto, per lei non e’ stata facile affatto. Luca malaticcio, poco collaborativo e soprattutto non dormiva bene la notte, pioggia non-stop per 5 giorni, la casa sottosopra… sommato all’ovvio shock da trasferimento, immancabile saudade, e altri sfortunati eventi. E giusto come ciliegina sulla torta, io che da li a qualche giorno sarei partito per lavoro lasciandoli da soli x 3 giorni. Lei e’ una tosta e ha retto il colpo in qualche modo, ma non senza tanto tanto tanto sforzo. Quindi, a tutti voi che state leggendo questo post, vi chiedo di lasciare sotto un commento di incoraggiamento e complimenti alla Vale, l’amazzone di Annapolis.

E, niente, la prima settimana e’ passata tra mille spese per la casa, altri ordini di Amazon, piu ordini di Amazon, ancora ordini di Amazon, mettere a posto la casa, pulizia e l’imprevisto del caso. Visto che lunedi’ mi e’ arrivato il Social Security Number, da martedi avevamo stipendio, assicurazione medica, e tutti gli annessi e connessi. E probabilmente Luca ha pensato. Se l’abbiamo sta assicurazione, perche’ non usarla? E ha ben pensato di procurarsi una bella infezione all’udito. Direi che come prima prova del sistema di assicurazione medica: buona la prima. Chiamato una clinica privata sabato mattina alle 8.15, Luca visitato da un’infermiera e un dottore alle 9.45. Pazzesco. Questo si e’ preso tutto il tempo di spiegarci cosa aveva, con tanto di immagini dal suo computer, e di tranquillizarci dicendoci che non c’era niente che potevamo fare. Ci ha dato la medicina, le indicazioni del caso e bon. Spesa 0. 
Non voglio entrare nel caso della “giustezza” sociale o meno di questo sistema. So che chi non e’ fortunato come noi, non ha manco la meta’, che dico la meta’, non ha proprio nessuna attenzione. Voglio solo dire che facendo il mio lavoro, che non e’ nient’altro di quello che facevo in Italia, qua abbiamo accesso a un livello di attenzione e cura mai visto prima. Ci saranno sicuramente dei problemi che non sto vedendo ma, come dicevo sopra, buona la prima. Vediamo la seconda… Risultato finale: in soli 2 giorni, Luca ha avuto un miglioramento evidente. Grazie Siur Flemming.

Domenica ho fatto la borsa alle 11 di sera. E alle 11 di mattina del lunedi’ ero in aeroporto a Baltimora. Lasciato la macchina in un parcheggio qualunque (perche’ ovviamente mi ero scordato di prenotare), fatto il controllo sicurezza, e preso il mio volo. Durante il volo non solo ho avuto una supermega donnona oversize seduta di fianco (ancora adesso mi fa tanta specie vederne cosi tanti in giro), ma ho anche visto una cosa mai vista prima. Probabilemente ne fanno di peggio, le hostess, ma non avevo mai visto una fare 50 flessioni nel corridoio. Giuro. Ne ho le prove!  Siccome e’ il mese per la ricerca sul cancro al seno, ha promesso che se raccoglieva 110 dollari (eravamo 110 passeggeri) avrebbe fatto 50 flessioni davanti a tutti. Ne abbiamo raccolto piu di 300… e quindi ha pagato pegno. L’aereo contava le flessioni come allo stadio. Paese bizzarro.




Appena atterrato, mi sono accorto di non sapere dove fossi. Mi ha fatto molta specie. Non mi era mai capitato non sapere in che posto del mondo sono (e non essere minimamente preoccupato, tra l’altro). Ma l’aeroporto era GIGANTE. Pensate che per arrivare dalla porta 22 (arrivo) alla porta 43 (partenza) ci ho impiegato 20 minuti a piedi, andando velocino. C’e’ addirittura un treno elettrico che corre in sopraelevata lungo tutta la zona di partenza per farti arrivare alle porte piu velocemente, giusto per darvi un’idea. Pazzesco. Cmq sono arrivato davanti al gate e sono partito subito, destinazione Madison. Si, quella dei ponti (meravigliosa, tra l’altro). 

Ah! L’aeroporto ignoto? Ero a Detroit!


PS: Al rientro dovevo fare Madison - Minneapolis - Baltimora. L’aereo di Minneapolis si e’ rotto (il cesso - non e’ stata colpa mia, lo ccccciuro), quindi mi hanno riprotetto sul volo a Detroit (e adesso sapevo dove andavo) e da li a Baltimora. Arrivato a Detroit tutto bene. Salito sull’aereo a Baltimora, stiamo per entrare in pista e si rompe il motore (meglio prima che dopo!). Rientriamo al gate. Aspettiamo 20 min per capire se e’ qualcosa di risolvibile, ma no, motore proprio rotto, quindi chiedono un aereo. Usciamo dall’aereo rotto, aspettiamo altri 20 min, arriva l’aereo nuovo e caricano tutto su, bagagli, cibo, benzina. Ci imbarcano, atto secondo. 5 minuti dopo aver finito l’imbarco ci danno l’ordine di sbarcare tutti perche’ non avevano fatto il controllo sicurezza prima del volo. Quindi tutti giu, altri 20 min di attesa e di nuovo imbarcati, atto terzo. Vi sto scrivendo dall’aereo, ore 23.50, sperando prima o poi di arriviare sano e salvo, almeno a Baltimora, e poi guidare senza problemi fino ad Annapolis. Con un ritardo di sole 4 ore rispetto all’orario originale di arrivo. Non e’ la prima volta che ho ritardi e rotture di voli. Saranno fighi quanto vuoi sti americani  e i loro aeroporti ma, per adesso, o io sono particolarmente sfigato o i loro aerei si rompono molto piu’ spesso dei nostri! 
PS2: Orario di arrivo a casa: 1.10 am.