[VERSIONE DELLA MADRE]
Sebbene gli stati uniti non
siano mai stati una meta che mi abbia mai interessato, le circostanze della
vita a volte ti portano in luoghi impensati.
Cosi, a Dicembre mi son ritrovata
in un aereo: destinazione WASHINGTON. L’obiettivo principale era quello di rincontrarmi
coi miei figli e con Luca (soprattutto Luca). Cosa dire… e’ stata una gioia immensa.
Appena arrivata non c’e’ stato molto tempo per pensare a niente, perche’ i
festeggiamenti per il primo compleanno di luca erano da li’ a due giorni…
quindi c’era da aiutare ad organizzare il tutto! La festa e’ stata nel play
room dell’edificio dove vivono, un posto meraviglioso con tutto il necessario
per fare una festa (e che loro non pagano in quanto parte dei ‘benefit’ del
condominio). Quel giorno ho conosciuto gran parte degli amici dei ragazzi. Per
la maggior parte donne italiane sposate con americani che, o lavorano per il
governo o sono militari (esercito o marina). Gente molto divertente e molto
affettuosa.
Ho anche iniziato a
conoscere Annapolis, una piccola cittadina, tipicamente Americana, con le sue
case di legno nel centro storico, dipinte tutte di colori diversi, molto carine
e caratteristiche. Anche la sua strada principale, che arriva fino al porto,
pieno di ristorantini che offrono ogni tipo di cibo.
La citta’ mi e’ piaciuta
molto, soprattutto la sua gente. Me l’aveva detto Eze.. che e’ facile incrociare
gente per strada che senza conoscerti ti da il buon giorno o la buona sera. Il
24 dicembre, tutti quanti ti dicevano “Merry Christmas!!” E se cammini, come
me, con un bambino… si fermano a guardarlo e a farti i complimenti: “Che
bello”, “Che occhioni!” (nota di Eze: vd. post “Babysochiut”). Sono molto
premurosi coi bambini.. e la nonna… contentissima!
Durante il mio viaggio ho
avuto l’opportunita’ di vedere come socializzano sti americani. Normalmente fanno
una riunione in una casa, e ognuno porta qualcosa da mangiare e bere (n.d.E: trattasi
di un evento chiamato “Potluck”). La cosa piu’ strana, dal mio punto di vista
da italo-argentina, e’ che alla fine di tutto, ognuno si porta il proprio
piatto con gli avanzi. Nessuno spreco. Fantastici.
Essendo arrivata a Natale,
le case, le strade, tutto era vestito a festa. Pieno di luci e colori, quindi
forse ho visto la miglior faccia di tutto. Lasciamo perdere proprio la giornata
del natale… che abbiamo passato in casa dopo un attacco virale famigliare.
Tra Natale e capo d’anno,
finalmente siamo riusciti a fare un po’ di turismo. La prima citta’ visitata e’
stata Washington. Ci vorrebbe un post a se, perche’ anche se abbiamo visto le
cose piu importanti (il Campidoglio, il monumento di Washington, di Lincoln,
etc…) che si vedono da sempre nei film americani, vederli dal vivo e’ stato
come essere dentro ad un film. E qui devo fare una parentesi. Se ricordo e
ricordero’ qualcosa di quella giornata, e’ stata la breve visita al monumento
ai caduti in Vietnam. Genete, quel monumento era all’aria aperta, di fianco a
migliaia di altri monumenti, e al momento ci saranno state 100? Persone davanti
a quelle lastre di marmo piene di nomi. Ma era come essere in chiesa. Solo il
rumore dei passi, e si avvertiva il senso di rispetto? Dolore? Non lo so. So
solo che sono uscita da li con il cuore appesantito e la pelle d’oca.
Ho conosciuto anche
Baltimora, bellissima citta con un percorso stupendo che circonda tutta la
baia. Mi ha fatto ricordare molto a Puerto Madero a Buenos Aires, con i “taxi
d’acqua” che ti portano da una parte all’altra del porto. Ma soprattutto di
Baltimore ricordero’ il posto dove abbiamo pranzato, dato che ho bevuto la
birra piu buona della mia vita!!!
Il giorno di capo d’anno e’
stato spettacolare. L’abbiamo passato in ottima compagnia… ci saranno state 40
persone in una casa, tutta gente simpatica, molto divertente. E’ stato un
bellissimo inizio dell’anno.
Insomma, di tutto questo
viaggio quello che mi porto a casa, e penso sia la cosa piu importante, e’ di
aver potuto condividere coi ragazzi queste festivita’. Di essere riuscita a
stare li per accompagnarli, e aver potuto di godermi Luca… soprattutto.
E' un pezzo che dovevo scrivere. L'intenzione era quella di
scrivere un post raccontando l'esperienza
americana di mia mamma. Avevo quasi incominciato a scrivere, e poi é
successo il fattaccio. Sul fattaccio scrivero' dopo.. appena mi passa un
attimo. Al momento riuscire a scrivere solo una serie di improperi
incomprensibili. Tranquilli, niente di grave veramente.. roba di lavoro che
però mi ha tenuto sulle spine per 15 giorni, raggiungendo picchi di 21 ore
ininterrotte di lavoro, per l'immensa gioia della Vale. Ma il fattaccio merita
un post a parte.
Ho deciso, senza la carica emotiva di prima, per fortuna, di
raccontare la visita di mia mamma in america, durante il periodo delle feste di
natale. Non ho volgia di fare un racconto fedele ne tanto meno sforzarmi a
raccontare con ordine cronologico degli eventi. Insomma, so prima di partire a
scrivere che farò un pasticcio. Sta volta, mi spiace per te caro lettore,
scriverò per me e per chi mi ha generato, anche se cercherò di spiegare il
contesto. Ma questo sará uno di quei rari momenti in cui i figli riescono a
scrivere le parole che non possono - per propri limiti - esprimere a parole.
Chi conosce la mia storia sa quanto questi ultimi anni abbiano
mutato un rapporto all'apparenza ideale tra madre e figlio. Non credo che ci
siano state colpe. La vita e le scelte (fatte da me, sia chiaro) hanno avuto delle
conseguenze. Ero in un periodo dove dovevo ricostruire tutto. E la strada trovata da me é stata quella di
un cambiamento radicale dalle fondamenta, senza compromessi. Costi quel che costi. E il
prezzo pagato é stato caro. Non é che s'impara a comunicare un cambiamento cosí
enorme in modo sereno. Si vomita addosso la propria cruda veritá e sta
all'altro farsene una ragione. Si fa quel s'ha da fare.
Filosofia spiccia a parte, diciamo che negli ultimi anni, ho
allontanato da me cose che prima erano la colonna portante della mia vita. Ne
avevo bisogno.
E ha funzionato. Per me.
In questa vacanza con mia mamma ho, per la prima volta in anni,
sentito qualcosa di vecchio e nuovo allo stesso momento. Ho (ri)visto una
mamma, una nonna, una suocera, un'alleata, e una persona con tutti i suoi pregi
e difetti, e ho sentito... trasporto. Vedere mio figlio giocare con la propria
nonna e piangere dal ridere é stato qualcosa di unico. Cosi come veder mia
moglie allearsi contro di me con la propria suocera. E tornare a dire
"notte mamma". Sono state 3 settimane di benessere. Non perfette.
Anzi, lontane dall'esserlo. E forse soprattutto per quello, bellissime. Un
viaggio con poco turismo e molta vita quotidiana. Siamo riusciti a fargli vedere
come davvero viviamo qui. Lei ha visto con i propri occhi il perché la frase
"beati voi che siete in america" (come se qui fosse tutto facile e
bello) ci fa proprio incazzare. Siamo riusciti a farle vedere cosa é un
potluck, una festa di natale all'americana maniera, una gita a 3 supermercati
per fare una spesa che in italia fai solo in un posto, quanto sia difficile
fare le cose piu di base come comprare una fottutissima lampadina per lo stop
della macchina, quanto sia bella la citta dove viviamo, quanto siano diversi
gli americani, quelli veri, dell'idea del yankee che ci facciamo in argentina,
e tante altre cose.
Vederla a bocca aperta visitare i luoghi che ha sempre visto
nelle serie americane a Washington non ha avuto prezzo. Vederla mangiare cibo
spazzatura, bacon e uova strapazzate neanche. Finalmente!
Ho ritrovato la mamma che c'è sempre stata, ma che non ero ancora
pronto a vedere. Sono fortunato ad averlo potuto fare e ad averla ancora qui
(lí) per farle leggere queste parole. L'amore delle mamme si da spesso per
scontato. Ma so che anche quello ha i suoi lati di fatica e tanto autocontrollo.
Per queste 3 settimane, vieja, semplicemente grazie da noi 3. Il
natale senza di te sarebbe stato una tragedia. Peccato che papa non sia
riuscito a venire. Ma si sa, che il mondo ideale non esiste. Eccome se lo
sappiamo tutti noi. Ti voglio bene. Anche se non te lo dico abbastanza spesso.
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