Non mi era mai successo prima. Di arrivare in un aeroporto e non avere la piu’ pallida idea di dove sono. Questo la dice lunga di cosa sono stati questi primi giorni con tutta la famiglia a bordo.
Molti dettagli sono piuttosto difficili e personali. Soprattutto la parte degli addii.
Il viaggio in se e’ stato piuttosto buono, considerando la situazione. Luca si e’ comportato benissimo, ha dormito meta’ delle 8 ore di volo, e quando era sveglio era in generale di buon umore. Le hostess passavano ogni 4 minuti e sostanzialmente l’hanno ribattezzato. Continuavano a dirgli “sochiut” (this baby is sooooo cute), tant’e’ che quando sentiva la parola “sochiut” si girava e sorrideva a caso, il paraculo. Quindi l'abbiamo ribattezzato "beibisochiut". Comunque sia, forse eravamo noi piu scioccati di lui dall’esperienza. E’ stato durante l’arrivo negli USA che ha iniziato a sbarellare. La coda alla dogana e’ stata lunghissima e lui giustamente e’ sclerato. Di brutto. Il doganiere che ci ha “accolto”, sempre con la loro solita gentilezza al vetriolo, ci ha fatto un po’ penare - niente di grave, ma siamo stati li per buoni 5 minuti - ma alla fine, siamo passati indenni. Luca a quel punto era diventato satana. Ingestibile. Usciti dall’aeroporto si e’ calmato all’improvviso. E nell’autobus che ci portava al car rental, abbiamo avuto il primo assaggio di quel tipo di America che ogni tanto si legge sui giornali. Appena saliti Luca, gia’ calmo, inizia a proferire i soliti sorrisi da paraculo a tutti. Soprattutto ad una signora texana con la quale iniziamo a parlare, le raccontiamo che quel giorno era il nostro primo giorno da “americani”, che ci stavamo trasferendo. Oltre a mettersi a gridare: “ Welcome to Americaaaa!!!”, ci hanno fatto mille mila complimenti per la bella famiglia che eravamo e per Luca (“sochiut” anche qui), ci hanno raccontato la rava e la fava del Texas e ci hanno detto che stavano festeggiando il loro 35mo anniversario di matrimonio. E, appena scesi dall’autobus, ci hanno dato 2 dollari (uno da lui e uno da lei) a mo’ di portaforutna da mettere come primi soldini nel primo conto in banca che avremmo aperto per Luca. Giuro. Con la Vale siamo rimasti a bocca aperta. Non e’ una cosa dell’altro mondo, ma il gesto ci ha lasciato di stucco.
Per fortuna la macchina da papponi che avevo affittato prima di partire, era pronta al nostro arrivo. Effettivamente avevo un tantino esagerato. Per darvi un’idea della stazza, da casa in Italia siamo partiti in 2 macchine perche’ portavamo 3 valigie, 2 trolley, un passeggino, una borsa cambio del bambino oversize e un paio di zaini strapieni. Non c’era modo ci stesse tutto in una macchina. In quella macchina c’e’ stato tutto nel solo baule. Nel sedile di dietro ci stavano 50 Luca comodi comodi, e quando parlavi sentivi quasi l’eco. Luca, entrando gia’ nel mood da vero pappone ammerigano, ha assunto la sua posizione di battaglia ed e’ crollato prima di uscire dal parcheggio.
L’arrivo a casa e’ stato abbastanza buono. A parte il fatto che Luca, come un cane, ha subito marcato territorio vomitando mezza cena sulla moquette, per il resto direi che e’ andata bene. Ha quasi dormito bene, peccato per il raffreddore e la tosse che si portava dietro dall’Italia. Altrimenti, secondo me, la notte se la faceva tutta. I primi due giorni, uno era domenica, e il lunedi’ io non sono andato a lavorare, quindi sono andati abbastanza bene, a parte il fatto dell’inevitabile sclero del piccolo a causa jet lag e malessere generale.
Spero la Vale se la senta e abbia il tempo di scrivere la sua versione di questa prima settimana dell’orrore per lei. Non sto qua a menarla tanto, per lei non e’ stata facile affatto. Luca malaticcio, poco collaborativo e soprattutto non dormiva bene la notte, pioggia non-stop per 5 giorni, la casa sottosopra… sommato all’ovvio shock da trasferimento, immancabile saudade, e altri sfortunati eventi. E giusto come ciliegina sulla torta, io che da li a qualche giorno sarei partito per lavoro lasciandoli da soli x 3 giorni. Lei e’ una tosta e ha retto il colpo in qualche modo, ma non senza tanto tanto tanto sforzo. Quindi, a tutti voi che state leggendo questo post, vi chiedo di lasciare sotto un commento di incoraggiamento e complimenti alla Vale, l’amazzone di Annapolis.
E, niente, la prima settimana e’ passata tra mille spese per la casa, altri ordini di Amazon, piu ordini di Amazon, ancora ordini di Amazon, mettere a posto la casa, pulizia e l’imprevisto del caso. Visto che lunedi’ mi e’ arrivato il Social Security Number, da martedi avevamo stipendio, assicurazione medica, e tutti gli annessi e connessi. E probabilmente Luca ha pensato. Se l’abbiamo sta assicurazione, perche’ non usarla? E ha ben pensato di procurarsi una bella infezione all’udito. Direi che come prima prova del sistema di assicurazione medica: buona la prima. Chiamato una clinica privata sabato mattina alle 8.15, Luca visitato da un’infermiera e un dottore alle 9.45. Pazzesco. Questo si e’ preso tutto il tempo di spiegarci cosa aveva, con tanto di immagini dal suo computer, e di tranquillizarci dicendoci che non c’era niente che potevamo fare. Ci ha dato la medicina, le indicazioni del caso e bon. Spesa 0.
Non voglio entrare nel caso della “giustezza” sociale o meno di questo sistema. So che chi non e’ fortunato come noi, non ha manco la meta’, che dico la meta’, non ha proprio nessuna attenzione. Voglio solo dire che facendo il mio lavoro, che non e’ nient’altro di quello che facevo in Italia, qua abbiamo accesso a un livello di attenzione e cura mai visto prima. Ci saranno sicuramente dei problemi che non sto vedendo ma, come dicevo sopra, buona la prima. Vediamo la seconda… Risultato finale: in soli 2 giorni, Luca ha avuto un miglioramento evidente. Grazie Siur Flemming.
Domenica ho fatto la borsa alle 11 di sera. E alle 11 di mattina del lunedi’ ero in aeroporto a Baltimora. Lasciato la macchina in un parcheggio qualunque (perche’ ovviamente mi ero scordato di prenotare), fatto il controllo sicurezza, e preso il mio volo. Durante il volo non solo ho avuto una supermega donnona oversize seduta di fianco (ancora adesso mi fa tanta specie vederne cosi tanti in giro), ma ho anche visto una cosa mai vista prima. Probabilemente ne fanno di peggio, le hostess, ma non avevo mai visto una fare 50 flessioni nel corridoio. Giuro. Ne ho le prove! Siccome e’ il mese per la ricerca sul cancro al seno, ha promesso che se raccoglieva 110 dollari (eravamo 110 passeggeri) avrebbe fatto 50 flessioni davanti a tutti. Ne abbiamo raccolto piu di 300… e quindi ha pagato pegno. L’aereo contava le flessioni come allo stadio. Paese bizzarro.
Appena atterrato, mi sono accorto di non sapere dove fossi. Mi ha fatto molta specie. Non mi era mai capitato non sapere in che posto del mondo sono (e non essere minimamente preoccupato, tra l’altro). Ma l’aeroporto era GIGANTE. Pensate che per arrivare dalla porta 22 (arrivo) alla porta 43 (partenza) ci ho impiegato 20 minuti a piedi, andando velocino. C’e’ addirittura un treno elettrico che corre in sopraelevata lungo tutta la zona di partenza per farti arrivare alle porte piu velocemente, giusto per darvi un’idea. Pazzesco. Cmq sono arrivato davanti al gate e sono partito subito, destinazione Madison. Si, quella dei ponti (meravigliosa, tra l’altro).
Ah! L’aeroporto ignoto? Ero a Detroit!
PS: Al rientro dovevo fare Madison - Minneapolis - Baltimora. L’aereo di Minneapolis si e’ rotto (il cesso - non e’ stata colpa mia, lo ccccciuro), quindi mi hanno riprotetto sul volo a Detroit (e adesso sapevo dove andavo) e da li a Baltimora. Arrivato a Detroit tutto bene. Salito sull’aereo a Baltimora, stiamo per entrare in pista e si rompe il motore (meglio prima che dopo!). Rientriamo al gate. Aspettiamo 20 min per capire se e’ qualcosa di risolvibile, ma no, motore proprio rotto, quindi chiedono un aereo. Usciamo dall’aereo rotto, aspettiamo altri 20 min, arriva l’aereo nuovo e caricano tutto su, bagagli, cibo, benzina. Ci imbarcano, atto secondo. 5 minuti dopo aver finito l’imbarco ci danno l’ordine di sbarcare tutti perche’ non avevano fatto il controllo sicurezza prima del volo. Quindi tutti giu, altri 20 min di attesa e di nuovo imbarcati, atto terzo. Vi sto scrivendo dall’aereo, ore 23.50, sperando prima o poi di arriviare sano e salvo, almeno a Baltimora, e poi guidare senza problemi fino ad Annapolis. Con un ritardo di sole 4 ore rispetto all’orario originale di arrivo. Non e’ la prima volta che ho ritardi e rotture di voli. Saranno fighi quanto vuoi sti americani e i loro aeroporti ma, per adesso, o io sono particolarmente sfigato o i loro aerei si rompono molto piu’ spesso dei nostri!
PS2: Orario di arrivo a casa: 1.10 am.
FUERZA VALEEEE!! TE QUEREMOS VALE TE QUEREMOS!!!
RispondiEliminaLa mia superVale spacca il c*** ai passeri!
RispondiEliminaüber alles
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